Il singolo e il gruppo · articolo · 2010
Emotional intelligence: An integrative meta-analysis and cascading model
Dana L. Joseph, Daniel A. Newman · 2010
Journal of Applied Psychology, 95(1), 54-78 · Apri la pubblicazione ↗
Sinossi
Dana L. Joseph e Daniel A. Newman, psicologi del lavoro all'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign, hanno riunito in questa meta-analisi i risultati di molti studi per capire che cosa l'intelligenza emotiva aggiunga davvero alla previsione del rendimento lavorativo. La loro domanda nasceva dalla confusione del campo, dove con lo stesso nome si misurano cose diverse: test di capacità come il MSCEIT, autovalutazioni delle proprie capacità emotive e questionari detti misti, che includono tratti di personalità e motivazione. Gli autori hanno costruito un modello a cascata, in cui la percezione delle emozioni favorisce la loro comprensione, la comprensione favorisce la regolazione e la regolazione incide sul rendimento, con la coscienziosità e l'abilità cognitiva come antecedenti. I dati sostengono in buona parte questa sequenza. Il risultato più utile per le aziende riguarda il tipo di lavoro: il legame fra intelligenza emotiva e rendimento è positivo nei lavori ad alto carico emotivo, quelli in cui gestire le emozioni proprie e altrui è parte del compito, e diventa debole o nullo negli altri. Le misure miste sembrano prevedere bene il rendimento, ma gran parte del loro potere viene dalla sovrapposizione con costrutti già noti come personalità, autoefficacia e abilità cognitiva. La meta-analisi dipende dalla qualità degli studi raccolti, molti dei quali trasversali e basati su valutazioni dei superiori.
Che cosa significa per un'organizzazione
Prima di finanziare un programma sull'intelligenza emotiva per tutta l'azienda conviene individuare i ruoli in cui il lavoro emotivo è alto, come l'assistenza clienti o la sanità, e concentrare lì l'intervento e la misura dei risultati.